Commissioni consiliari, dove il PD mostra il suo volto, il peggiore.

mr burns2Oltre al lavoro quotidiano sugli atti che andiamo a proporre, interrogazioni, mozioni e atti d’indirizzo,  su quelli proposti dalla giunta e dalle altre forze politiche, il lavoro di un consigliere comunale si svolge principalmente nelle commissioni consiliari. Questi organismi hanno in organico un numero ridotto di consiglieri, dieci, e rappresentano proporzionalmente la composizione delle forze politiche presenti in consiglio comunale. Il loro compito è istruttorio rispetto alla pratiche che successivamente verranno presentate all’attenzione del consiglio. Quando una proposta, soprattutto quelle di minoranza, viene fatta transitare in commissione lo si fa principalmente per cercare di condividere con gli altri partiti una proposta e quindi trovare una maggioranza che la sostenga. Viceversa quando ad una delibera all’ordine del giorno del consiglio comunale viene chiesto al relatore, colui che la propone, il ritiro per ulteriori approfondimenti in commissione, tecnica che utilizza principalmente la maggioranza, durante il dibattito in aula, si è quasi certi del suo siluramento. Tra rinvii, cose più urgenti e smarcamenti vari la commissione diventa un porto delle nebbie e della questione si perdono le tracce per sempre. Questo è quello che è capitato, ad esempio, alla nostra proposta sulla rinegoziazione del piano dei rifiuti con la provincia, sparita a fronte di un impegno preciso del PD di discuterla velocemente in commissione Assetto del Territorio preso dal suo presidente Alessandro Caneschi. Sono passati quattro mesi e nessuna nuova è ancora giunta ….. Negli ultimi tempi l’agenda della commissione bilancio è stata dettata dalla Tares, la mitologica tassa che tutto spazzerà via, non solo in termini di raccolta dei rifiuti ma soprattutto dalle tasche degli utenti. Per cominciare ci siamo opposti fermamente all’attribuzione ad Aisa, senza nessuna gara di evidenza pubblica, per un costo annuo di 650.000 euro da addebitare totalmente in bolletta ai cittadini, il servizio di fatturazione. Quello che maggiormente stupisce è che a fronte delle nostre richieste di dettaglio dei costi, che Aisa dichiara di sostenere, è stato presentato un riepilogativo talmente generico e sintetico che invece che sciogliere i dubbi ne ha creati di nuovi. Prossima tappa il PEF, piano economico finanziario, sul quale verrà modulata la tariffa. In questo caso pretendiamo dati precisi e circostanziati. Altro elemento che contestiamo è il fatto che il Comune di Arezzo ha adottato politiche della raccolta dei rifiuti che non permettono di premiare i cittadini più virtuosi introducendo una tariffa puntuale. Si chiede di differenziare senza dare nessuna forma di incentivazione. Per noi meno si inquina meno si deve spendere. Sempre in commissione bilancio abbiamo parlato di IMU, e anche da questo fronte non arrivano buone notizie, anche per l’anno 2013 il bilancio comunale si sosterrà principalmente su questa voce d’entrata. Se è vero che per la prima casa non c’è chiarezza, per ora è certo solo il posticipo,  per la seconda abitazione e per gli edifici produttivi la proposta dell’assessore Gasperini è di innalzare di ben due decimi l’aliquota base, nel comune di Arezzo si pagherà lo 0,99 % contro lo 0,76 stabilito come minimo di legge. Solo la lobby degli albergatori ha avuto un sensibile sgravio, lo 0,87%. La nostra principale richiesta è stata quella di avere le basi di calcolo, sia Imu che Irpef, sulle quali l’assessore ha costruito le proprie aliquote, ma con somma nostra sorpresa abbiamo scoperto che queste non sono in possesso nemmeno degli uffici e le ipotesi di gettito sono state semplicemente ricavate sugli introiti degli anni precedenti! Imbarazzo e disagio di fronte ad una richiesta banale.  In commissione controllo e garanzia abbiamo sollevato una serie di temi senza però trovare collaborazione ed una reale volontà di approfondire, soprattutto ad opera della maggioranza. Volevamo permettere ai cittadini, a costo zero, tramite un form nel sito dell’ente, di formulare le proprie proposte per le modifiche a regolamento e statuto del Comune di Arezzo, insabbiato. Avevamo chiesto un confronto con il presidente della commissione speciale sull’acqua, Andrea Modeo(PD), che da ormai un anno ha concluso il proprio lavoro e doveva relazionare, ma ha sempre omesso il proprio compito. Muro da parte PD, letterina di invito e tanti saluti. Questo è quello che i presunti democratici intendono per difesa dell’esito referendario.

Questo è il mio report degli ultimi due mesi, stay tuned.

Daniele Farsetti

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3 Replies to “Commissioni consiliari, dove il PD mostra il suo volto, il peggiore.”

    • Daniele Farsetti

      Nella logica della politica di riduzione dei rifiuti indifferenziati che il Comune sta mettendo i campo, come prevedeva l’atto d’indirizzo che abbiamo presentato e che ci è stato chiesto di ritirare per parlarne con calma tutti insieme in commissione, chiediamo di costituire un tavolo di lavoro con i soggetti ed enti interessati, principalmente Ato e Provincia, per verificare se esistano le condizioni, come noi pensiamo, per modellare un nuovo piano dei rifiuti non basato sul modello incenetorista.

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      • Franco Romagnoli

        Volevo sottolineare che la responsabilità della definizione del nuovo Piano Interprovinciale dei rifiuti è unicamente delle Provincie ed in particolare, per qunato ci riguarda, della Provincia di Arezzo. Non c’è, nell’attività della Provincia, nessuna negoziazione con i Comuni, in particolare con Arezzo. Ben venga comunque qualunque attività che possa condizionare l’attività della Provincia di Arezzo in modo che il nuovo Piano sia adeguato e coerente con il mutato contesto socioeconomico e possa essere adottato nella pianificazione di SEI Toscanain sostituzione del Piano Straordinario.

        Ne approfitto per ricordare che comunque la decisione di passare alla raccolta porta a porta, unica metodologia di raggolta che consenta di raggiungere l’obiettivo del 65% di R. D., spetta ai singoli Comuni; ne deriva che, indipendentemente dagli obiettivi definiti nel Piano Interprovinciale, i tempi non sono a priori definibili, in quanto se tutti im Comuni decidessero di passare al p. a. p. , in non più di 3 anni si arriverebbe al 65% di R.D. in provincia, diversamente potremmo non arrivare mai a questo obiettivo.

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