IL DISASTRO DELLA RIFORMA DEI BENI CULTURALI

Quando con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 171/2014 è stato riorganizzato il MiBACT, Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, separando la fruizione e la valorizzazione dalla tutela, con lo stesso è stata disposta l’abolizione della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici della provincia di Arezzo, struttura a competenza mista e con cinque musei.

Arezzo è una città ricchissima di patrimonio storico, artistico, architettonico e archeologico come la Cappella Bacci, l’anfiteatro romano, l’area archeologica di Castelsecco, il Complesso Monumentale Museo e giardino di Casa Vasari, l’Archivio Vasariano, per non parlare poi del territorio della provincia!

E’ utile ricordare che la Soprintendenza di Arezzo storicamente nasce da una costola della Soprintendenza di Firenze verso metà degli anni ‘60. Con il Decreto Ministeriale di gennaio 2016 sono state sciolte le Soprintendenze Archeologiche, pertanto le competenze della Soprintendenza Archeologica Toscana sono passate alle Soprintendenze delle Belle Arti e Paesaggio presenti sul territorio toscano.

Assistiamo alla costituzione di nuove strutture e all’accorpamento senza criterio, con competenze talmente diverse che hanno minato alle fondamenta la stessa funzionalità. In nome dell’efficacia, dell’efficienza, dell’economicità e del buon funzionamento si è scardinato dalle fondamenta un’Istituzione come la Soprintendenza. La riforma, in sostanza, ha aumentato i costi pur diminuendo il personale.

In Toscana, con l’attuale riforma, la ex Soprintendenza ai Beni Storici Artistici di Firenze è stata ripartita in tre strutture dirigenziali, di cui una guidata da un Dirigente generale (Uffizi) e due da un Dirigente non generale (Accademia e Bargello). Inoltre è stato creato il Polo Museale Toscano, struttura dirigenziale non generale, dove sono stati trasferiti i vari Musei, laboratori di restauro e la quasi totalità delle aree archeologiche.

Le competenze archeologiche dei territori delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo sono passate alla Soprintendenza di Siena. Questa struttura ha competenza su un vasto territorio che rappresenta oltre il 50% della superficie regionale ed in cui si concentrano maggiormente le presenze archeologiche, architettoniche, storiche e artistiche.

Nessun accenno a nuove assunzioni, se non attraverso contratti irrisori.

La Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Siena, Grosseto e Arezzo, alla quale è stata accorpata la ex Soprintendenza di Arezzo, è stata sacrificata per mero interesse politico di equilibri di forza che Arezzo non aveva, al contrario di Lucca, Siena e soprattutto Firenze. Questa struttura è soggetta ad un continuo assottigliamento dell’organico: nella ex Soprintendenza archeologica delle tre province erano impegnati una quindicina di professionisti, mentre oggi sono solo in tre. Uno per provincia. Gli archeologi preposti al territorio aretino erano sei e dopo l’accorpamento siamo arrivati ad avere un solo archeologo per tutto il territorio provinciale.

Gli architetti aretini prima erano quattro per tutta la provincia, e ad oggi essi coprono anche parte delle competenze territoriali delle altre due province, Siena e Grosseto, con un forte aggravio di costi, non avendo neanche più l’auto di servizio. E’ stata mantenuta solo l’auto della ex Soprintendenza di Siena, che dovrebbe servire per tutto il territorio e per tutti i Funzionari preposti (…).

Sarebbe invece auspicabile una revisione che faccia di Arezzo e del suo territorio un centro di potere decisionale e strategico per meglio rispondere alle sfide future dell’economia. Si pensi ai capitali che potrebbero essere coinvolti per lo sviluppo dei Beni Culturali nella Provincia mediante iniziative di attrazione di fondi, Art Bonus, sponsorizzazioni etc.! Il MoVimento 5 Stelle di Arezzo ritiene che con questa riforma si sia voluto dissolvere il vero Ministero dei Beni Culturali e che le Soprintendenze siano nel mirino di una politica scellerata.

Se si vuole un vero risparmio occorre ingaggiare un numero minore di Dirigenti generali (oggi se ne contano una quindicina), dei Segretariati regionali che non siano più “passacarte”, e costituire delle Soprintendenze snelle, con organici non da propaganda ma da funzionamento.

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