CS M5S: AREZZO CITTA’ IDEALE

Proviamo a fare un piccolo esperimento.

Chiudiamo gli occhi e tentiamo di immaginare la città ideale in cui vorremmo vivere e quali caratteristiche essa debba avere.

Poi apriamo gli occhi e prendiamo coscienza che nella nostra città ci sono tante cose da migliorare.

A conferma di questo, ecco alcuni studi. Il 28 ottobre di questo anno è stato pubblicato sulla testata economica più importante d’Italia, il Sole 24 Ore, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia che ha misurato la performance ambientale dei 104 capoluoghi di provincia nel territorio nazionale dal titolo: “Ecosistema Urbano”.

Gli ambiti analizzati sono stati: accesso ai sistemi di trasporto, spazi verdi pubblici sicuri, qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, efficienza delle risorse, sicurezza stradale.

In questa classifica Arezzo si colloca per il 2019 al 49° posto mentre nel 2018 era al 46° posto.

A nostro parere non bisogna neppure fossilizzarsi sul peggioramento della posizione perché entrambi rappresentano un risultato davvero insoddisfacente per una città di circa 100 mila abitanti che in classifica è stata superata da Firenze 24° posto e Milano 32° posto, decisamente più grandi e quindi più “complicate” da amministrare.

E non ha neppure senso tentare di giustificarsi, sindacando sui parametri e sugli elementi presi in considerazione, alcuni dei quali ci avrebbero “sfavorito” ed altri “avvantaggiato”.

Per chi nutrisse dubbi sull’attendibilità de “Il Sole 24 Ore”, c’è l’alternativa offerta dallo studio dell’ ”Avvenire” che in collaborazione con la Scuola di Economia Civile (SEC) e con il supporto di Federcasse ha costruito una classifica del “Ben- vivere” pubblicata qualche mese fa. Il progetto si basa sul concetto di “generatività”, cioè passare da una definizione statica di benessere ad una dinamica di ben-vivere, in cui tutti (cittadini, imprese, istituzioni, società civile) sono al contempo parte attiva e passiva del beneficio prodotto, in una continua relazione di reciprocità.

In questa classifica Arezzo si colloca al 56° posto su 104 capoluoghi di provincia italiani.

Infine è di questi giorni lo studio di Italia Oggi sulla qualità di vita nelle province italiane: Arezzo scivola dal 20° posto del 2018 al 50° del 2019.

Per quanto il risultato generale possa definirsi accettabile, scarsi sono invece i risultati della nostra provincia su ambiente, istruzione e salute.

Noi, come Movimento 5 Stelle, pensiamo che sia ora di smetterla di dar vita su qualsiasi argomento ad una lotta di ideologia: destra contro sinistra, buoni contro cattivi, ottimisti contro pessimisti.

Dobbiamo tutti passare oltre, senza dare importanza a certe interpretazioni inutili.

La città è di tutti e solo con l’impegno e il coinvolgimento di tutti possiamo creare una città migliore. Le scelte giuste, prese senza pensare al proprio tornaconto personale, non possono che apportare benefici ad Arezzo.

Abbiamo delle proposte per i vari ambiti descritti sopra.

Per quanto riguarda la sicurezza, tra le varie cose, siamo favorevoli alla creazione di presidi della Polizia Municipale, specialmente nei punti più delicati della città, quale ad esempio Campo di Marte, sfruttando il chiosco di proprietà del Comune che da anni è inutilizzato nonché vandalizzato. Pensiamo a quanto ne gioverebbe la zona compresa tra Pionta, Campo di Marte e in parte Saione. Oppure ridare vita a Villa Chianini, sia dando in comodato gratuito i locali alle associazioni del territorio sia prevedendo pure qui un presidio della Polizia Municipale.

Relativamente alla scuola, uno dei punti del nostro programma è quello di proporre agli istituti comprensivi l’insegnamento basico di alcuni sport con il coinvolgimento di società sportive aretine disponibili.

Per l’ambiente ci sono molti punti da affrontare. Uno è  la gestione dei rifiuti che, con questo porta a porta o con i cassonetti “intelligenti”, non porterà mai ai miglioramenti sperati. Altro punto il monitoraggio dell’aria che non può essere eseguito con due sole centraline in città: ci vuole sicuramente un controllo serrato nelle zone industriali quale San Zeno ad esempio. Le aree verdi devono poter avere un referente che possa fare da tramite tra i frequentatori e il Comune: è così che intendiamo proporre il Custode Volontario. La tutela degli alberi è per noi fondamentale e intendiamo suggerire la creazione di un “percorso turistico” basato sui vari esemplari secolari con una certa importanza storico-paesaggistica.

Il tema della salute dei cittadini deve essere affrontato in un modo integrato e supportato dalle tematiche della medicina di genere. In particolare è importante ripristinare le politiche di welfare al femminile, trasversali a tutte le famiglie che si trovano in condizioni anche temporanee di fragilità.  Un termine che racchiude in sé uno specifico sguardo di natura relazionale, emozionale, sociale, culturale ma anche e non solamente economico. Un’attenzione alle culture emergenti di integrazione, non solo tra stranieri ed europei ma anche tra giovani, cittadini di città e quelli extraurbani, nonché cittadini provenienti da altre realtà culturali italiane.

Queste descritte sono solamente alcune pillole del nostro programma per le prossime comunali del 2020. Chi volesse approfondirle, integrarle o anche proporre idee, può farlo intervenendo ai nostri incontri settimanali.

Le elezioni amministrative si avvicinano, il Movimento 5 Stelle ribadisce la sua totale apertura a chiunque voglia partecipare per scrivere insieme il futuro della nostra città.

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CS M5S AREZZO FIERE: E’ ARRIVATA L’ORA DEL VERO RILANCIO?

Sulla stampa locale si parla con una certa sicurezza di un’offerta di acquisto delle quote di Arezzo Fiere da parte di IEG (Italian Exhibition Group), colosso nazionale del settore.

Non è nostra intenzione entrare nella diatriba dei numeri e giudicare se l’offerta è soddisfacente o meno. A fare le dovute valutazioni ci penseranno gli esperti contabili dei soci pubblici, cioè Comune di Arezzo, Provincia di Arezzo, Regione Toscana, Camera di Commercio.

Il Movimento 5 Stelle vuole invece riportare l’attenzione sui contenuti quindi, poiché ad oggi non si conoscono e non sono stati resi pubblici, siamo a chiedere pubblicamente quali siano:
● il piano industriale
● gli obiettivi a medio e lungo termine
● le modalità di gestione del personale proposte da IEG

Ricordiamo che il bilancio dell’anno 2018 di Arezzo Fiere si è chiuso con una perdita di 4 milioni e mezzo circa per cui qualora ci fosse un’offerta di acquisto, questa non potrebbe che essere supportata da un business plan.

Lo scorso 6 settembre noi avevamo chiesto delle risposte su Arezzo Fiere al Sindaco Ghinelli come da articolo pubblicato anche sui media locali.

Risposte ad oggi non pervenute.

Il Movimento 5 Stelle resta sempre aperto al confronto per tutto ciò che riguarda l’interesse di Arezzo e dei suoi cittadini.

Movimento 5 Stelle Arezzo

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CS M5S: CARO PRESIDENTE, NON CI HA CONVINTO

Siamo rimasti talmente allibiti dalla risposta del Presidente di Aisa Impianti Giacomo Cherici al nostro comunicato sul raddoppio dell’inceneritore di San Zeno che abbiamo  sentito il bisogno di replicare.

Per prima cosa ci sembra assurdo paragonare realtà come Arezzo, che conta a malapena 100.000 abitanti, con metropoli come Roma, che sfiora i tre milioni di abitanti, o Vienna, una capitale ai primi posti nel mondo per qualità della vita, e non certo perché ha un inceneritore. E’ possibile che si valuti opportuna la strategia di sbandierare l’emergenza rifiuti al fine di ottenere consenso? A nostro avviso le ragioni di Aisa sono talmente deboli che si ha bisogno di queste tattiche per avallare scelte fuori dal tempo, fuori scala e fuori da ogni pianificazione logica della gestione dei rifiuti. E questa era la parte più accettabile della replica fatta dal Presidente Cherici.

Passando invece ad altro, abbiamo percepito una certa confusione nell’interpretazione del nostro comunicato in merito al No del Movimento 5 Stelle di Arezzo al raddoppio dell’inceneritore di San Zeno.

Aisa Impianti ha presentato in Regione Toscana un progetto per portare a 75.000 tonnellate l’inceneritore dalle attuali 45.000.

Qualunque altro dato è fuorviante.

Siamo inoltre sollevati dalla notizia che il nuovo inceneritore non brucerà rifiuti bensì scarti. Quando andremo in visita per l’ennesima volta all’impianto, guardando il granchio meccanico mentre carica il materiale da bruciare, il Presidente stesso ci indicherà con precisione la differenza tra un rifiuto e uno scarto.

Siamo alle finezze lessicali. Qui ci vogliono avvocati buoni. Sono loro la soluzione al problema “rifiuti”: metti scarti, togli rifiuti; economia circolare qua, zero spreco là. Assimilati. Già, assimilati. Ci ricorda qualcosa.

Passiamo al capitolo “raccolta differenziata”. Caro Presidente, con il porta a porta, quello vero, tracciato e controllato, si può arrivare all’ 80% e anche più senza ricorrere a nessun impianto ma facendo leva soltanto sulla sensibilità dei cittadini, premiandoli con tariffe sempre più basse, legate a percentuali di raccolta differenziata più alte. Nella nostra città, invece, ci si ostina a scegliere i cassonetti stradali: quelli sì che hanno bisogno dei suoi impianti per arrivare ai risultati di legge, che raramente con questo tipo di raccolta si raggiungono.

Nel porta a porta, lo ribadiamo, la percentuale viene raggiunta direttamente a monte. Non ci sembra che si possa fare finta di niente di fronte a questa valutazione.

E dopo? Del materiale raccolto cosa farne? Le diamo pure ragione, Presidente: occorrono impianti.

Impianti per il compostaggio per chi non può fare il compostaggio domestico in quanto l’organico va raccolto già a monte.

Impianti per ridare vita alla plastica, che va raccolta a monte.

Impianti per tutti gli altri materiali che vanno raccolti a monte.

Impianti per trasformare e recuperare e non per “selezionare”, caro Presidente: è molto diverso.

Nessuno sarebbe contrario se San Zeno andasse in questa direzione. Il 70%, 80%, 90% non lo deve fare San Zeno ma i cittadini con il selettore più efficiente del mondo: le nostre mani.

Quindi la nostra contrarietà nel portare a 75.000 tonnellate l’incenerimento di “scarti di rifiuto” rimane. Una contrarietà al vostro progetto “perfetto” fatto di scenari, percentuali, impianti. Un progetto “perfetto” che si basa su un sistema di gestione obsoleto e inefficiente.

Per quanto riguarda i “cassonetti intelligenti” o il porta a porta attuale, a nostro avviso restano dei sistemi superati, soprattutto se si parla di qualità del differenziato. E’ chiaro che in questa ottica è necessario avere una raccolta differenziata elevata, una qualità scadente e di conseguenza uno “scarto elevato” da “termovalorizzare” ed è qui la differenza principale del vostro progetto con quello di “Rifiuti Zero”.

La perla finale riguarda le dichiarazioni sull’indagine epidemiologica LIFE+. Questa è un’indagine di coorte, ovvero uno studio che prende in esame 12 kmq di territorio con epicentro l’inceneritore di San Zeno. Addirittura sul titolo dello studio viene evidenziato come tale indagine sia fatta per verificare gli effetti sulla salute della popolazione esposta alle emissioni dell’impianto di incenerimento di San Zeno e che “lo studio epidemiologico entra a far parte di un processo partecipativo come strumento a supporto delle decisioni dove sono coinvolti tecnici, amministratori e portatori di interesse”. 

Nelle conclusioni dell’indagine si evidenziano varie patologiestatisticamente rilevanti”. Non viene esplicitamente incolpato l’inceneritore come principale causa, anche perché l’impianto ricade in un’area con un’alta presenza di impianti di incenerimento. Ma se si confrontano i dati con altre indagini analoghe si può affermare che l’attività di incenerimento contribuisce all’insorgere di queste patologie.

Infine ci sfugge il motivo di questa continua denigrazione da parte di Aisa verso un’indagine di un progetto europeo, coordinata dal dottor Bianchi del CNR di Pisa.

Ci sfugge il motivo della dimenticanza di inserire il LIFE+ nel progetto in Regione.

Ci sfugge questo far finta di niente e ci sfugge il motivo per cui il presidente di una società partecipata non si presenti ad importanti iniziative di confronto quando invitato.

Movimento 5 Stelle Arezzo

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CS M5S: SINDACO E GIUNTA, A QUANDO LE RISPOSTE?

Se è stato un agosto bollente quanto a temperature, Sindaco e Giunta hanno invece potuto contare su un clima apparentemente più tiepido.

Ora che il mese delle ferie è finito e il calendario scolastico ci ricorda la ormai prossima riapertura delle scuole, il Movimento 5 Stelle di Arezzo vorrebbe porre alcune semplici domande per verificare che l’Amministrazione comunale abbia svolto i compiti per le vacanze:

  1. Cosa prevede di fare il Comune di Arezzo, in quanto socio di Arezzo Fiere e Congressi, riguardo al bilancio in perdita di 4 milioni e mezzo circa ?
  2. Per quanto riguarda le consulenze di circa 400.000 euro di Coingas, altra società partecipata dal Comune di Arezzo, non è dato sapere ancora nulla circa azioni o comunicazioni da parte della Giunta Ghinelli ?
  3. Sarebbe possibile informare maggiormente i cittadini aretini relativamente alla concessione a titolo gratuito dei locali della ex-Casa delle Culture per lo svolgimento del corso triennale in sicurezza, amministrazione e servizi al territorio ?
  4. E’ dato sapere con chiarezza, una volta per tutte, gli orari di apertura e accesso alla Fortezza Medicea ?

Il Movimento 5 Stelle ricorda che, nell’interesse della cittadinanza, la trasparenza nelle scelte e nelle relative azioni è un principio fondamentale per chi è chiamato ad amministrare un Comune.

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CS M5S: NUOVA SEDE DELLA POLIZIA LOCALE, QUANTO CI COSTI?

A fronte di certi articoli riportati dai media aretini circa la nuova sede della Polizia Locale, vogliamo fare delle precisazioni. Il rumore delle unghie sugli specchi era talmente forte che non abbiamo potuto ignorarlo. Sentiamo ormai parlare così spesso di questo argomento che pare sia un ordine di scuderia quello di convincere gli aretini che sia una scelta giusta.

Si affermano vari concetti tra cui la “indispensabilità” della decisione di spostare la sede in via Filzi, anche per l’impossibilità di far cadere la scelta sulla struttura comunale di via Tagliamento, che per noi sarebbe una delle soluzioni più logiche sotto tutti i punti di vista.

Risulta quantomeno dubbia tutta questa improvvisa fretta di effettuare questo spostamento quando la destra ne parlava già durante la campagna elettorale per le elezioni comunali del 2015. A nostro avviso sarebbe stato opportuno prendere del tempo per coinvolgere tutte le parti politiche al fine di trovare una soluzione ottimale e condivisa su larga scala.

Premesso che non viene mai citata la spesa di 6 milioni di euro per l’acquisto dell’immobile di via Filzi (quindi soldi pubblici dei contribuenti aretini), con il “risparmio” dell’affitto pagato ad Atam per ammortizzare tale uscita occorrerebbero più di 52 anni.

Non solo.

Riteniamo doveroso focalizzare l’attenzione degli aretini sul paventato “…risparmio per una cifra pari ad Euro 114.494 annui, attualmente corrisposti ad ATAM per la locazione dell’immobile sito in via di Setteponti…” per cui, secondo quanto citato da tale articolo, “…il Comune di Arezzo non dovrà più pagare l’affitto”.

L’affitto di 114.494 euro va corrisposto a ATAM che è di proprietà del Comune di Arezzo per il 99,92% per cui se è vero che i soldi escono dal bilancio del Comune, è altrettanto vero che entrano nel bilancio di Atam, una società a conti fatti del Comune stesso. Dove sta il risparmio? E’ stato un errore di analisi o si vuole prendere in giro la cittadinanza?

Per quanto riguarda invece la ricerca di un immobile tra 15 e 50 mq in piazza Guido Monaco da destinare a presidio della Polizia Locale, il Movimento 5 Stelle avrebbe preferito che anziché affittare e rendersi disponibili ad effettuare pure eventuali lavori di adeguamento del locale, si fossero utilizzate proprietà comunali – o al limite di altri enti pubblici – quali ad esempio, solo per citarne alcune, le ex circoscrizioni sparse sul territorio, l’ex Ufficio del Turismo poco fuori dalla stazione ferroviaria, i locali del Baldaccio o ancora usufruire del chiosco sito in Campo di Marte. Quest’ultimo avrebbe sicuramente influito direttamente in maniera positiva sul degrado della zona, prossima al Pionta e a Saione, posti già nel dimenticatoio da questa Giunta in attesa di estrarli nuovamente dal cilindro alle prossime elezioni comunali del 2020.

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RIFORMA ACQUA PUBBLICA: DA CHE PARTE STANNO I SINDACATI?

Abbiamo appreso con dispiacere che le organizzazioni sindacali Filctem (CGIL), Femca e Falei (CISL) e Uiltec (UIL) hanno deciso di proclamare l’odierna giornata di astensione dal lavoro per i lavoratori dei settori Gas, Elettricità e Acqua in opposizione alla proposta di legge di riforma del servizio idrico integrato che prende il nome della nostra portavoce in Parlamento Federica Daga.

Non possiamo negare lo stupore provato nell’apprendere di quest’iniziativa che mira a contrastare l’approvazione di una legge per la gestione pubblica dell’acqua che si richiama e fa propri i contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare presentata con 400.000 firme nel 2007, e soprattutto, dà attuazione all’esito referendario del giugno 2011 che vide il consenso dei cittadini superiore al 90%.

In poche parole, perché indire uno sciopero contro una riforma volta a rispettare la volontà popolare?

Non possiamo negare che la sorpresa maggiore viene dalla condivisione dello sciopero contro l’acqua pubblica da parte di Filctem CGIL che da “promotrice”, insieme al Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, diventa “oppositrice” di una legge conforme all’esito referendario.

Sinceramente ci saremmo aspettati un ripensamento da parte dei Sindacati sopra citati, dopo che avevano ottenuto audizione in Commissione parlamentare, mercoledì 12 u.s.

Affermare che con l’approvazione della legge di riforma Daga si avrebbe un ‘blocco degli investimenti di 2,5 miliardi di euro’ e che “sono a rischio 70.000 posti di lavoro” equivale come porsi al pari di chi predilige fare “terrorismo mediatico”.

Dato questo atteggiamento stravagante dei Sindacati viene appunto da chiedersi da che parte stanno queste Associazioni rispetto alla volontà popolare dei cittadini. E viene da domandarsi: – chi difendono i Sindacati-, i diritti e gli interessi della collettività oppure quelli dei potentati privati che hanno in mano le società di gestione e mirano a perpetrare il loro profittevole business?

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C’E’ BISOGNO DI FATTI CONCRETI, ADESSO

A seguito dell’incontro avvenuto ieri a Siena tra i Sindacati e la società Sei Toscana, Il M5S interviene nuovamente in difesa dei lavoratori, evidenziando di essere stata la prima forza politica a rilevare la necessità di tutelare i lavoratori interinali strutturali contro il disegno di Sei Toscana di esternalizzare i servizi.

Lo abbiamo fatto segnalando la questione attraverso diversi comunicati e una conferenza stampa nel mese di agosto, alla presenza del Consigliere Giacomo Giannarelli, del Parlamentare senese Luca Migliorino e dell’Avv.Donella Bonciani.

Ricordiamo che l’Autorità d’ambito Ato, quindi tutti i Sindaci dei 104 Comuni coinvolti, non ha mai svolto il ruolo che la legge gli impone, basti pensare che è in ritardo di oltre 10 anni sulla redazione del Piano d’Ambito, fondamentale per programmare la dismissione degli impianti e non ha ancora implementato il regolamento di controllo sulla gestione, a distanza di anni dall’affidamento. Ed è proprio Ato, che negli ultimi tempi ha consentito a Mairaghi attuale Amministratore Delegato di Sei Toscana, di dettare le linee politiche di gestione raccontandole alla stampa e alle tv locali e, quindi di invadere terreni di competenza esclusiva dei Comuni come quello inerente le modalità del servizio (cassonetti intelligenti piuttosto che porta a porta).

Soltanto dopo che il MoVimento 5 Stelle ha preso una posizione fortemente contraria a questo modus operandi, Ato si è svegliato dal letargo.

Nonostante tutto questo, sembra che anche i Sindaci di Ato, non si domandino minimamente come ha potuto Sei Toscana, vincitrice di un appalto per un contratto ventennale, da 3,5 miliardi di euro, in assenza di concorrenzialità, senza rischio d’impresa, e dove ogni costo finisce in tariffa, passare da un utile di 2 milioni di euro nel 2015 per arrivare a una perdita odierna di 4 milioni! Come possiamo sapere se dietro a queste operazioni c’è stata incompetenza oppure se c’è un disegno prestabilito già da tempo?

Tuttavia, le formali attestazioni di solidarietà ai lavoratori somministrati non bastano più. Le passerelle di Sindaci che nulla hanno fatto fino ad oggi per cambiare il sistema, quando il Movimento proponeva scelte in tal senso, non sono credibili. Oggi più che mai è necessario che alle parole seguano i fatti, fatti concreti!

Ato, a nostro avviso, almeno questa volta, dovrebbe svolgere il suo ruolo di Ente Pubblico, dovrebbe iniziare a fare scelte virtuose in linea con gli obiettivi di prevenzione e differenziazione imposti dalla normativa vigente.

Ato dovrebbe pretendere che il nuovo piano industriale di Sei Toscana rispetti queste scelte e stabilizzi la forza lavoro che ha maturato esperienza nel settore nel pieno rispetto del contratto di servizio.

Purtroppo dubitiamo che ciò avvenga. Ricordiamoci che c’è un grande conflitto di interessi in Ato Toscana Sud di cui nessuno parla e che solo il M5S denuncia da anni. Chi dovrebbe regolare e vigilare sul servizio (Ato, ente controllante) è presente anche all’interno di Sei Toscana (soggetto che dovrebbe essere controllato).

Il M5S continuerà la sua battaglia per inchiodare gli amministratori alle proprie responsabilità.

Riteniamo che la tutela dei tanti lavoratori interinali coincida infatti con l’obiettivo di intervenire su un sistema disastroso di gestione, che va assolutamente cambiato.

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Ricci M5S: no all’abbattimento dei lecci

Il MoVimento 5 Stelle di Arezzo valuta inopportuno l’abbattimento dei 70 alberi attorno alla Stazione per il progetto di rifacimento dei Giardini Porcinai e viale Michelangelo. Dopo il Platano delle Poste, privare ancora la città di alberi adulti e per di più il centro è inaccettabile. Come gruppo del M5S Arezzo sosteniamo la petizione pubblica contro l’abbattimento dei lecci ed invitiamo l’amministrazione comunale ad evitare interventi invasivi e non indispensabili sulla privazione del verde nella nostra città. Il rifacimento del verde pubblico e la riqualificazione dell’area devono essere in funzione degli alberi, che hanno lo scopo di procurare ombra ma innanzi tutto di portare ossigeno in una zona intasata dal traffico. La volontà di abbattimento delle 70 secolari piante di leccio rappresenta uno snaturamento dell’assetto paesaggistico e la non consapevolezza di quanti benefici queste piante apportino in termini di filtri per una migliore qualità dell’aria, riduzione dell’escursione termica, attenuazione dei rumori etc. Ci riserviamo di leggere gli atti della Soprintendenza che, da quanto riportato nelle dichiarazioni del Vicesindaco a mezzo stampa, pare abbia dato parere non ostativo all’abbattimento degli alberi e ciò, a nostro parere, ci lascia piuttosto perplessi.

Ci uniamo inoltre all’appello del WWF aretino per la salvaguardia di questa zona e alle eventuali mobilitazioni se l’amministrazione comunale non dovesse recepire l’importanza della contrarietà dei cittadini all’abbattimento dei lecci in questione.
Massimo Ricci M5S Arezzo

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Sei Toscana senza guida e con 4 milioni di euro di passivo in bilancio 2017

In questi giorni la società Sei Toscana, il gestore unico dei rifiuti per le province di Arezzo Siena e Grosseto, è stata travolta dalle dimissioni del presidente Paolini e dal risultato del bilancio 2017 che ha evidenziato una perdita di oltre 4 milioni.

La reazione, seppur tardiva, di questi giorni di sindaci e rappresentanti dei comuni in ATO Toscana Sud, ci fa sperare che finalmente smettano di far finta di niente e si siano resi conto della gravità della situazione.

Ma dove erano ATO e i sindaci che oggi puntano il dito contro le inefficienze e i costi di SEI Toscana, quando il MoVimento 5 Stelle denunciava con largo anticipo tutto quello che poi è accaduto?

Perché non ci hanno ascoltato quando in più occasioni con le nostre mozioni evidenziavamo puntualmente e sempre in largo anticipo tutte le criticità del contratto di servizio con SEI Toscana?

Anche alla recente conferenza stampa per la presentazione della mozione per la risoluzione del contratto con SEI Toscana, il MoVimento 5 Stelle ha ribadito tutte le falle del sistema e parlato dei problemi finanziari della stessa società.

Adesso tutti si stracciano le vesti ma in realtà sia i sindaci di destra che di sinistra non possono esimersi dal ritenersi responsabili. Sono loro che in questi anni hanno lavorato per portare avanti a tutti i costi il progetto “SEI” nonostante tutti i limiti e problemi, nonostante l’insostenibilità economica e, sopratutto, nonostante l’indagine della Procura di Firenze che ha portato vari arresti nell’ambito dell’affidamento a SEI Toscana della gestione rifiuti.

Se saremo condannati a pagare tariffe da capogiro, tra le più alte di Italia, per i prossimi 20 anni, dovete sapere che la colpa è di chi ci ha amministrato in questi anni: il PD ha messo in piedi questo “sistema” fallimentare sui rifiuti e noi ne pagheremo le conseguenze sia in termini di tariffe sempre più alte e sia in termini di qualità del servizio sempre più scarso.

Il M5S, con la sua proposta di legge per l’economia circolare presentata in Consiglio Regionale, ha tracciato la strada per risolvere questo problema e avviare un nuovo sistema, basato sulle reali esigenze dei territori, con una vera concorrenza tra gestori nelle gare di appalto che garantirebbe tariffe più basse, risolvendo lo stesso conflitto di interessi presente oggi in SEI Toscana dove coesistono sia soci pubblici che privati e, cosa più importante, avremmo un piano rifiuti basato non sul fabbisogno degli impianti di smaltimento necessario a far profitti, ma mirato alla riduzione dei rifiuti e ad alti obiettivi di raccolta differenziata con costi accettabili.

Grazie alla politica fallimentare in tema rifiuti di questi anni messa in piedi dal PD insieme anche alle destre che hanno abbracciato il progetto, avremo invece meno protezione dell’ambiente, della nostra salute e portafogli più leggeri.

MoVimento 5 Stelle Arezzo Siena Grosseto

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IL DISASTRO DELLA RIFORMA DEI BENI CULTURALI

Quando con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 171/2014 è stato riorganizzato il MiBACT, Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, separando la fruizione e la valorizzazione dalla tutela, con lo stesso è stata disposta l’abolizione della Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici della provincia di Arezzo, struttura a competenza mista e con cinque musei.

Arezzo è una città ricchissima di patrimonio storico, artistico, architettonico e archeologico come la Cappella Bacci, l’anfiteatro romano, l’area archeologica di Castelsecco, il Complesso Monumentale Museo e giardino di Casa Vasari, l’Archivio Vasariano, per non parlare poi del territorio della provincia!

E’ utile ricordare che la Soprintendenza di Arezzo storicamente nasce da una costola della Soprintendenza di Firenze verso metà degli anni ‘60. Con il Decreto Ministeriale di gennaio 2016 sono state sciolte le Soprintendenze Archeologiche, pertanto le competenze della Soprintendenza Archeologica Toscana sono passate alle Soprintendenze delle Belle Arti e Paesaggio presenti sul territorio toscano.

Assistiamo alla costituzione di nuove strutture e all’accorpamento senza criterio, con competenze talmente diverse che hanno minato alle fondamenta la stessa funzionalità. In nome dell’efficacia, dell’efficienza, dell’economicità e del buon funzionamento si è scardinato dalle fondamenta un’Istituzione come la Soprintendenza. La riforma, in sostanza, ha aumentato i costi pur diminuendo il personale.

In Toscana, con l’attuale riforma, la ex Soprintendenza ai Beni Storici Artistici di Firenze è stata ripartita in tre strutture dirigenziali, di cui una guidata da un Dirigente generale (Uffizi) e due da un Dirigente non generale (Accademia e Bargello). Inoltre è stato creato il Polo Museale Toscano, struttura dirigenziale non generale, dove sono stati trasferiti i vari Musei, laboratori di restauro e la quasi totalità delle aree archeologiche.

Le competenze archeologiche dei territori delle Province di Siena, Grosseto e Arezzo sono passate alla Soprintendenza di Siena. Questa struttura ha competenza su un vasto territorio che rappresenta oltre il 50% della superficie regionale ed in cui si concentrano maggiormente le presenze archeologiche, architettoniche, storiche e artistiche.

Nessun accenno a nuove assunzioni, se non attraverso contratti irrisori.

La Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Siena, Grosseto e Arezzo, alla quale è stata accorpata la ex Soprintendenza di Arezzo, è stata sacrificata per mero interesse politico di equilibri di forza che Arezzo non aveva, al contrario di Lucca, Siena e soprattutto Firenze. Questa struttura è soggetta ad un continuo assottigliamento dell’organico: nella ex Soprintendenza archeologica delle tre province erano impegnati una quindicina di professionisti, mentre oggi sono solo in tre. Uno per provincia. Gli archeologi preposti al territorio aretino erano sei e dopo l’accorpamento siamo arrivati ad avere un solo archeologo per tutto il territorio provinciale.

Gli architetti aretini prima erano quattro per tutta la provincia, e ad oggi essi coprono anche parte delle competenze territoriali delle altre due province, Siena e Grosseto, con un forte aggravio di costi, non avendo neanche più l’auto di servizio. E’ stata mantenuta solo l’auto della ex Soprintendenza di Siena, che dovrebbe servire per tutto il territorio e per tutti i Funzionari preposti (…).

Sarebbe invece auspicabile una revisione che faccia di Arezzo e del suo territorio un centro di potere decisionale e strategico per meglio rispondere alle sfide future dell’economia. Si pensi ai capitali che potrebbero essere coinvolti per lo sviluppo dei Beni Culturali nella Provincia mediante iniziative di attrazione di fondi, Art Bonus, sponsorizzazioni etc.! Il MoVimento 5 Stelle di Arezzo ritiene che con questa riforma si sia voluto dissolvere il vero Ministero dei Beni Culturali e che le Soprintendenze siano nel mirino di una politica scellerata.

Se si vuole un vero risparmio occorre ingaggiare un numero minore di Dirigenti generali (oggi se ne contano una quindicina), dei Segretariati regionali che non siano più “passacarte”, e costituire delle Soprintendenze snelle, con organici non da propaganda ma da funzionamento.

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